Qual è la situazione italiana attuale rispetto all’energia rinnovabile e quali sono gli obiettivi europei a breve e medio termine?

L’emergenza Coronavirus sembra aver aperto a potenzialità importanti per il settore delle rinnovabili, che andrà a rappresentare una forte leva per la ripresa economica del Paese nel prossimo futuro. E se, da un lato, si parla di investimenti massicci a livello globale per tagliare le emissioni di anidride carbonica fino al 70% entro il 2050, dall’altro si stima una flessione delle emissioni di CO2 dell’8% nel solo 2020 rispetto all’anno scorso.

Questo significa, nella pratica, che nei prossimi sei mesi si potrebbe abbattere l’inquinamento dell’aria fino al livello a cui si trovava un decennio fa.

L’effetto del Coronavirus sul settore dell’energia: rinnovabili uniche a crescere

Ma facciamo un passo indietro: l’inevitabile lockdown causato dalla pandemia globale di COVID-19 ha generato una brusca frenata di pressoché tutti i settori produttivi e dei trasporti (ad eccezione delle attività considerate fondamentali) e, di conseguenza, un crollo anche nella domanda di energia.

Nello specifico, secondo i dati dell’International Energy Agency, si parla di una diminuzione del 3.8% nel primo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, percentuale che sale fino all’8% se si considera esclusivamente il carbone e al 5% per il petrolio. La domanda di gas naturale è invece diminuita del 2%.

Questi valori relativi vanno collocati all’interno di un contesto più ampio, che identifica la recente flessione come la maggiore degli ultimi 70 anni in termini percentuali, e sette volte superiore rispetto a quella registrata nel corso della nota crisi del 2008.

Tuttavia, la flessione non c’è stata per le rinnovabili che, nel primo trimestre del 2020, sono invece cresciute dell’1.5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Più specificamente, i dati riportano quanto segue:

  • +3%per l’energia elettrica generata in modo rinnovabile, che si attesta ora tra il 26% e il 28% della produzione dotale
  • +9% per l’energia solare
  • +9% per l’energia eolica

I picchi di utilizzo dell’energia rinnovabile durante il lockdown sono avvenuti in diversi Paesi non solo dell’Europa, ma del mondo intero: Italia, Belgio, Germania ed Est degli Stati Uniti.

In Europa parte il reboot economico, e si orienta sulla tutela ambientale

Mentre lentamente il mondo ritorna alla nuova normalità che segue la pandemia, si moltiplicano gli appelli per un rilancio economico orientato alla sostenibilità nel suo senso più ampio: dalla tutela dell’ambiente all’efficienza energetica, dalla riduzione dell’inquinamento alle energie rinnovabili.

L’emergenza COVID-19 potrà essere infatti risolta soltanto se tutti i Paesi, non soltanto quelli europei, opereranno in sinergia per intervenire anche sull’emergenza climatica, e tale intervento dovrà necessariamente prevedere un’accelerazione decisa nella transizione verso un’economia neutrale in termini di emissioni inquinanti. Si tratta, in sostanza, di agire più rapidamente nel rispetto delle linee guida della strategia UE per il 20250 e del Green Deal lanciato nel 2019 dalla stessa Commissione Europea.

La strategia attuale proposta dalla commissione, chiamata “Smart Sector Integration”, punta a dare vita a un sistema energetico integrato con diversi obiettivi:

  • Incrementare l’utilizzo di elettricità rinnovabile nei settori che ancora utilizzano combustibili fossili (ossia promuovere l’uso di veicoli elettrici e l’elettrificazione degli edifici)
  • Sostituire i carburanti di origine fossile con i cosiddetti “green fuel”
  • Dare vita a un sistema energetico più circolare e più efficiente, per esempio attraverso reti di teleriscaldamento che riutilizzano a livello residenziale il calore di scarto dei processi industriali

E l’Italia?

Anche prima dell’emergenza COVID-19, i numeri delle rinnovabili relativi al nostro Paese erano incoraggianti: secondo le analisi condotte da Anie Rinnovabili, infatti, i dati registrati nel 2019 evidenziavano l’86% in più di nuove installazioni di sistemi alimentati da energia pulita rispetto all’anno precedente.

In questo senso, l’Italia è un elemento molto interessante all’interno di un panorama europeo che sembra muoversi nella direzione giusta, ossia quella più green ed ecosostenibile: la Gran Bretagna ha soddisfatto oltre il 48% del suo fabbisogno energetico utilizzano energia decarbonizzata, mentre la Danimarca supera addirittura il 60%. Il Belpaese si attesta, almeno per il momento, al 40% – una percentuale comunque destinata a salire in considerazione degli ultimi sviluppi.

Un mondo energeticamente più sostenibile e più indipendente è la sola direzione percorribile.