Quali sono i dati di Eurispes sulla situazione italiana relativamente alle energie rinnovabili?

Per rispondere adeguatamente a questa domanda, facciamo prima di tutto un passo indietro e torniamo al 2011, quando la Commissione Europea impone per la prima volta a tutti i suoi Paesi membri di raggiungere un livello di decarbonizzazione pari all’80% (se comparato con quello del 1990) entro l’anno 2050.

Si tratta dell’ambizioso Green Deal europeo, un pacchetto di misure finalizzato a permette ai cittadini di beneficiare di tutti i vantaggi di una “transizione verde” realmente sostenibile per tutte le nazioni coinvolte.

I benefit di tale approccio sono ovviamente notevoli:

  • L’energia rinnovabile riduce le emissioni di gas a effetto serra
  • Viene favorita la diversificazione dell’approvvigionamento energetico
  • Si produce una minore dipendenza dai mercati dei combustibili fossili, in particolare da petrolio e gas
  • Si incentiva l’occupazione all’interno dell’Unione Europa grazie alla creazione di posti di lavoro legati alle nuove tecnologie green

Non stupisce scoprire che il punto di svolta avviene esattamente in quel momento, perché tali disposizioni implementano per alcuni anni il mercato delle rinnovabili che, dopo una marcata flessione, è ora tornato a salire a seguito della recente emergenza COVID-19.

Nel 2017, sfortunatamente, a inquinare di più era ancora il settore dell’energia che, da solo, contribuiva al totale delle emissioni per l’80.7%. Dati decisamente allarmanti, che hanno generato una corsa alle rinnovabili specialmente nel periodo immediatamente successivo.

Nel 2018 diventano infatti 835 mila gli impianti elettrici che fanno uso delle cosiddette FER (Fonti Energetiche Rinnovabili), con l’apporto principale garantito dall’industria idroelettrica.

Rinnovabili: cosa è cambiato dal 2017 ad oggi

E oggi?

Rispetto al fatidico 2017, i consumi totali da rinnovabili nel settore termico hanno subito una flessione del 4.9%, mentre dati più positivi si registrano in altri ambiti, come quello dei trasporti, in cui l’utilizzo di biocarburanti è aumentato del 17.9%.

Sono questi, in sintesi, i dati contenuti nel trentaduesimo rapporto Eurispes reso noto all’inizio del 2020.

Particolare attenzione viene dedicata poi al cosiddetto Energy Sharing, che prevede la condivisione degli impianti che producono e distribuiscono energia col fine ultimo di ridurre sprechi ed emissioni inquinanti. Contestualmente, è proprio su questa tecnologia che si punta per raggiungere una sempre più marcata autonomia nell’approvvigionamento energetico.

Eurispes sottolinea che l’approccio dell’Energy Sharing ha già portato risultati estremamente positivi in diversi Paesi europei, in special modo la Germania, e che potrebbe fare bene anche in Italia, dove il mercato potenziale raggiunge le 500 mila comunità energetiche.

In termini pratici, favorire l’Energy Sharing invece che i modelli di approvvigionamento energetico tradizionali potrebbe provocare la diminuzione di Co2 tra i 3.6 e gli 11 milioni di tonnellate all’anno, con conseguente risparmio tra i 2 e i 6 milioni di euro. Si tratta di dati davvero degni di nota, che dovrebbero spingere imprese e cittadini a orientare le proprie scelte energetiche (ed etiche) in una direzione ben precisa.

Capofila italiana sembra comunque già essere il Piemonte che, nel 2018, ha varato una legge specifica proprio sull’Energy Sharing, e ci si attende ora un percorso analogo anche da parte delle altre regioni. Vale infine la pena menzionare che, secondo ENEA, nel medesimo anno l’Italia ha investito in ben 300 mila interventi finalizzati al miglioramento dei consumi energetici negli edifici residenziali.